lunedì 26 febbraio 2007

Marcamp

scrivo un po' di impressioni alla rinfusa dopo aver partecipato per la prima volta a un Barcamp, per la precisione al Barcamp - Marcamp organizzato da Luca Conti a Ancona sabato scorso

1) E' evidente l'importanza di entrare in contatto con gli altri in un modo che non sia filtrato, mediato dal media tecnologico (internet, computer). Per quanto queste risorse siano importanti e stiano di fatto cambiando il mondo (che ci piaccia o no, che si sia favorevoli o no), non c'è niente che possa sostituire una persona che parla per il passaggio delle informazioni. Questo sia dal punto di vista dello scambio in una conversazione alla pari che in un rapporto docente - studente o come lo si vuole chiamare cioè di una persona che spiega, che insegna e di altre che imparano da quello che dice. Evidentemente - ma la cosa è scontata - chiunque, se si tratta di spiegare e di comunicare, si comporta diversamente se ha davanti una persona o se ha davanti un foglio, uno schermo di computer o un registratore audio. Alcune delle spiegazioni del Marcamp mi hanno chiarito in dieci minuti le idee sull'argomento in questione; per arrivare allo stesso risultato, avrei dovuto leggere pagine di roba, lasciando stare la fatica e la difficoltà di reperire le stesse informazioni nel marasma internettiano;
2) Altrettanto evidente è l'estrema duttilità di questi strumenti, testimoniata dalla diversità degli interventi. Questa che è una cosa sotto gli occhi di tutti, diventa particolarmente esplicita in occasione di un incontro simile. In pratica è stato anche un incontro di modi, di usi, di approcci differenti alla macchina tecnologica e alle sue potenzialità. Questo secondo me non è stato un difetto, anzi casomai è stato un arricchimento. Vedere concretamente come vengono vissuti gli stessi oggetti che io uso - palmare, computer - da altre persone non è che un ulteriore vantaggio;
3) La cordialità del Barcamp e dei suoi partecipanti, fa evidentemente parte della filosofia dell'incontro (ma: tale cordialità dipende di sicuro anche da chi organizza e frequenta l'incontro), e fa il paio con lo slogan nessuno escluso, tutti partecipi. Questo che sembra un aspetto marginale, alla fine, in realtà è una forza eversiva. In quante occasioni di dialogo, di incontro, quindi in conversazioni, e in quante occasioni di insegnamento, di apprendimento, il rapporto tra gli elementi si vuole, come condizione, alla pari? Qui si tocca un punto dolente, dolentissimo della divulgazione e dell'insegnamento. Purtroppo, nell'insegnamento, e specie, nell'insegnamento, il rapporto talvolta non è alla pari, ma anzi è su un piano inclinato; in pratica si fa 'scivolare' il concetto in basso, a valle. Questo non succederebbe se chi insegna non si ponesse in alto rispetto a chi impara. In quanti casi ci si trova davanti a una persona che spiega, che dà delle informazioni, che forma della persone, con sufficienza, in modo non chiaro o addirittura oscuro, finendo per contribuire al risultato opposto a quello di informare? Purtroppo, e mi spiace dirlo, questo avviene specie nella nostra cultura latina, che è sempre stata pericolosamente vicina all'idea di disprezzo di chi è ai margini della stessa, per esaltare il circolo, il cerchio ristretto, il gruppo degli eletti che soli possono capire ecc ecc,. Non sto a dilungarmi sull'argomento tanto tutti abbiamo presente gli esempi di questa devastante mentalità. Per cui al contrario, l'esaltazione del 'nessuno escluso' non poteva - forse - venire che dal mondo anglosassone, che certamente ha i suoi difetti, ma che tende a pensare con maggiore democraticità (forse con minore disprezzo) alla divulgazione della conoscenza e della informazione; peraltro, da noi, non è un problema che riguarda solo gli umanisti; da noi, tale disprezzo o latente diffidenza nei confronti di chi non 'sa' riguarda equamente i divulgatori scientifici e quelli delle discipline letterarie e artistiche: il risultato è lo stesso, chi non fa parte della cerchia, per caso, difetto o colpe proprie o di altri, non viene riconosciuto interlocutore credibile e è già tanto se non lo si guarda con compatimento ironico o sfottimento palese;
4) Per quel che personalmente più mi riguarda, quindi, un grande utile a partecipare, come buon ultimo a livello delle conoscenze in materia, a un incontro simile. Sono incontri simili che possono veramente far crescere i propri mezzi. Anzi direi che un problema è adesso ritornare allo stato vagante tra post e faq, spesso in inglese, spesso incomplete, spesso incomprensibili, a cercare di vedere dove non si vede nulla, a cercare di interpretare fenomeni che appaiono assolutamente misteriosi, retti da leggi invisivibili e dove il comportamento di chi sta dentro sembra regolato da modi di uso che nessuno spiega e che sono introvabili;
5) Tutto questo, come considerazioni positive sul Marcamp, senza in ogni modo dimenticare la questione della luce diretta e della luce riflessa, che certamente getta più di un'ombra, su internet e i computer; non perché di suo siano negativi, ma proprio per il mezzo tramite il quale vengono in contatto, in interazione con noi. Ma sarebbe un discorso lungo, che però mi è venuto in mente ogni tanto, durante la giornata di incontro

sarebbero da fare altre considerazioni, magari le aggiungo in seguito

sabato 17 febbraio 2007

La nuova microtv di 230GB

Questo post avvia la microtelevisione di 230GB. L'idea è quella di fare una televisione alternativa e sperimentale, quindi con forti elementi di sperimentazione visiva. Quello che non è stato fatto in tutti questi anni di televisione istituzionale o commerciale, insomma. O piuttosto, che è stato fatto solo episodicamente.
In effetti sembra che lo spazio per la sperimentazione visuale non sia stato utilizzato quanto poteva. Tutte le accuse, peraltro vere, alla tv, di essere un vecchio media e di non permettere per esempio, la partecipazione degli utenti - a differenza di quanto succede con i blog - non prendono in considerazione il fatto che la tv, anche quella tradizionale dove i suoi utenti si limitano a vedere passivamente, ha sfruttato solo parzialmente le possibilità avanguardistiche delle sue caratteristiche. Poche volte la tv è stata vista da questo punto di vista. Il materiale video prodotto in anni recenti da registi, artisti o video maker che si vogliono definire, questo materiale è spesso stato confinato a rassegne, concorsi, premi video o esposizioni d'arte, a seconda se apparteneva alla famiglia dei sottoprodotti del cinema o dei derivati dall'arte plastica, e nessuno si è posto il dubbio che forse, quello che veniva prodotto, appartiene a un mondo a sé, a un genere quasi. Autonomo.
Insomma la televisione non è stata vista come possibile media sperimentale alternativo: la televisione e tutta la televisione, non un programma confinato a notte fonda come 'Fuori Orario' o le poche cose sperimentali che passavano. L'idea mia è quella di cercare di tirare su una televisione che sia tutta, nella sua programmazione, sperimentale e d'avanguardia. Sia nei linguaggi che nei contenuti. Con delle caratteristiche che tendono al comico, al particolare, al surreale. E che sia vedibile tramite il nuovo mezzo che è internet. E che anzi venga riplasmata e rivista, ripensata secondo quanto di sperimentale si può fare tramite la rete. Anche perché la rete, internet, anche lei, forse in misura minore rispetto alla tv, corre il rischio di trasformarsi in un enorme contenitore di media tradizionali. E quindi di vedere ridotto, smorzato, se non azzerato, tutto il potenziale di diverso, di alternativo e di avanguardistico che ha.
Al momento, non volendo ricorrere a spazi di pubblicazione come Youtube o altri, che comportano delle limitazioni, stiamo tentando di aprire un canale comunicativo da soli. Date le scarse conoscenze di base in materia, le cose vanno piano... L'obiettivo in ogni caso è quello di realizzare un sito con video, autonomo e senza dover dipendere da nessuno, dove si può vedere questa nuova tv e scaricare i singoli video. Certamente si accettano aiuti se a qualcuno che legge saltasse in mente di proporli. Ci stiamo anche attrezzando per chiedere un po' di soldi a strutture pubbliche e private.


il curriculum di Alberto Brogi